raccolta differenziata con chip parte da Roma

raccolta differenziata tecnologica

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la raccolta differenziata con il chip

La raccolta differenziata tecnologica parte al quartiere ebraico di Roma la raccolta differenziata tecnologica con sacchetti ‘intelligenti’, in grado grazie a un chip di riconoscere a quale utente appartiene. Un modo

per identificare chi ricicla di più e chi meno, potendo in questo modo variare anche le tariffe della Tari. Il nuovo modello di prelievo dei rifiuti inizia in un’area di 40 mila metri quadrati che si sviluppa attorno al Portico d’Ottavia, nella quale sono presenti circa mille utenze domestiche e non. E da febbraio 2018, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, dovrebbe coinvolgere 490 mila abitanti del X e VI Municipio per poi essere estesa entro l’anno a più di un milione di cittadini.

“Passo dopo passo stiamo rendendo concreto il nostro piano per ridurre e gestire in modo sostenibile i materiali post consumo prodotti ogni giorno a Roma – ha spiegato la sindaca Virginia Raggi – I rifiuti verranno separati in sacchetti intelligenti dotati di etichetta Rfid, che traccia il rifiuto con radiofrequenza. L’etichetta sarà letta da un’antenna collocata sui mezzi per la raccolta e i conferimenti di ogni singolo utente saranno registrati puntualmente”. Roma, afferma la Raggi, “è la prima tra le capitali europee” ad utilizzare questa tecnologia: “Abbiamo fortemente voluto questa innovazione anche perché iniziare a registrare i conferimenti delle utenze è per Roma il primo passo verso l’applicazione della tariffa puntuale che fa pagare di meno chi ci aiuta a riciclare di più”.

Spesso quando si parla di riforma fiscale si accenna a due giochi di parole: “pagare tutti per pagare meno” o “pagare meno per pagare tutti”. Quest’ultimo tuttavia si fonda su di un idealismo di buonsenso che purtroppo manca. La Danimarca ne è un chiaro esempio. Qui si pagano più tasse che in Italia, ma si evade di meno, a dimostrazione che l’equazione costo-tasse=evasione è principalmente una scusante di natura culturale. Anche il Belgio ha una delle pressioni fiscali più alte al mondo, ma presenta un sistema di welfare da farci invidia. Qui moltissime spese o agevolazioni sociali vengono infatti detratte direttamente dalle tasse, scoraggiando in questo modo l’evasione.

franco tota

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